Primo sciopero generale dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni
Adesioni al 60%
Lettera gigante a Berlusconi consegnata a Palazzo Chigi
Fonte ANP- 20 aprile 2004
Roma, 20 aprile 2004 - Dirigenti, professionisti e funzionari direttivi delle amministrazioni pubbliche hanno manifestato oggi a Roma al Teatro Eliseo per il rinnovo del contratto, per una sostanziale modifica dello spoils system e per la definizione dello stato giuridico delle funzioni direttive.
L'adesione a quello che è stato il primo sciopero generale dell'area dirigenziale pubblica della storia del Paese ha raggiunto il 60% e ha dato avvio a una stagione di agitazione di tutte le categorie coinvolte.
Lo sciopero ha impattato sui processi decisionali e deliberativi delle Pubbliche amministrazioni in Italia all'estero, comportando secondo le stime la sospensione di:
· 1,2 miliardi di Euro (2.300 miliardi di vecchie lire) di spesa pubblica
· 1 miliardo di Euro (2.000 miliardi di vecchie lire) di merci import-export (non deperibili) alle dogane
· 10.000 provvedimenti presso le cancellerie giudiziarie del Ministero di Giustizia
· 12.000 provvedimenti presso gli uffici consolari all'estero (con particolare riferimento agli atti rilasciati per i connazionali all'estero, quali passaporti, certificati civili, ecc.)
· 10.000 nomine di supplenti nelle scuole.
Riunitisi a Roma, dirigenti, quadri e professionisti di Ministeri, Enti Parastatali, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici e Previdenziali, come pure i Presidi, i dirigenti degli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni), dell'ACI e dell'ICE hanno sottoscritto compatti una missiva al Presidente Berlusconi consegnata a Palazzo Chigi sotto forma di 'lettera gigante'.
Onorevole Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio
Piazza Colonna, 370
ROMA
Roma, 20 aprile 2004
Signor Presidente,
un anno fa (al Forum PA) Lei pronunciava parole importanti per chi, come noi, ricopre incarichi di particolare responsabilità nei settori della Pubblica amministrazione. Disse, signor Presidente, che la capacità di efficienza e qualità della Pubblica amministrazione è tra i fattori che creano ricchezza nel paese e che il suo Governo avrebbe fatto ogni sforzo per renderla sempre più moderna, aiutandola a competere con quella delle altre nazioni europee.
Parole che suscitarono in tutti noi una grande aspettativa: quelli che Lei indicava erano, infatti, gli stessi traguardi per i quali ci battiamo da sempre. Con rigore, coerenza e non pochi sacrifici.
Quell'attesa, Signor Presidente, è andata delusa. Ancora oggi noi ci vediamo costretti a rivendicare diritti sempre promessi e mai applicati. A inseguire regole e riconoscimenti di fatto mortificati, se non addirittura negati, da provvedimenti che vanno in tutt'altra direzione (come la legge Frattini che ha proseguito sulla linea dei precedenti Governi).
Ancora oggi, dirigenti, quadri e professionisti delle pubbliche amministrazioni che pure garantiscono il funzionamento di istituzioni e servizi essenziali per la vita della comunità, spesso in condizioni di grave difficoltà, vengono ripagati con la progressiva negazione del loro ruolo; il ritardo pluriennale dei contratti nazionali di lavoro; il disconoscimento di libertà sindacali fondamentali; lo svuotamento delle loro pensioni. Con l'applicazione di procedure che anziché premiare i comportamenti migliori, come tutti noi auspichiamo, finiscono per favorire opportunismi e ingerenze della politica, penalizzando così chi svolge le proprie funzioni con serietà e competenza.
Questo lo scenario con il quale dobbiamo misurarci ogni giorno. Queste le ragioni del nostro profondo malessere.
Giusto un anno fa, Signor Presidente, Lei ebbe ancora a dire che chi appartiene ai corpi amministrativi dello Stato deve sentirsi orgoglioso del proprio ruolo e consapevole dell'importanza delle funzioni che assolve al servizio dei cittadini.
E' proprio per ritrovare questo orgoglio che intendiamo aprire, con questa giornata di astensione dal lavoro, la stagione della nostra protesta. Non certo nell'interesse di pochi, ma di tutto il Paese.
Ossequi,
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Giorgio Rembado Presidente CIDA |
Antonio Zucaro Presidente Funzione Pubblica CIDA |
Arcangelo D'Ambrosio Segretario Generale DIRSTAT |
La 'lettera gigante' è stata quindi recapitata a Palazzo Chigi dove i vertici di CIDA (Giorgio Rembado), CIDA - Funzione Pubblica (Antonio Zucaro) e DIRSTAT (Arcangelo D'Ambrosio e Alessio Fiorilllo)sono stati ricevuti da Salvatore Sfrecola, Capo di Gabinetto del Vice Presidente Fini.
"Ci sentiamo disconosciuti da questo Governo" - ha dichiarato a Palazzo Chigi Giorgio Rembado, presidente di CIDA, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità del pubblico e del privato - "emblematico il caso dei Ricercatori Tecnologi per i quali, stando a quanto contenuto nello schema di decreto legge 'Misure Urgenti sulla PA', si vorrebbe addirittura prevedere un declassamento da contrattazione dirigenziale a contrattazione di comparto, smentendo quanto previsto dalla norma 145/2002 introdotta da questo stesso Governo, con buona pace delle affermazioni sulla volontà di valorizzare le risorse strategiche per lo sviluppo del Paese".
Antonio Zucaro presidente della Federazione dei Dirigenti e delle Alte Professionalità della Funzione Pubblica (aderente a CIDA) ha lanciato l'allarme sui rischi di invasione politicoclientelare delle categorie dirigenziali pubbliche "si dovrebbe ormai parlare di spoils system alla amatriciana se verrà confermata l'intenzione di abolire del tutto il limite, già alto, del 10% di nomine esterne di capi dipartimento e qualifiche equiparate. Se ciò venisse confermato assisteremmo a una degenerazione irreversibile del management pubblico".
La manifestazione al Teatro Eliseo si è conclusa con l'intervento del presidente confederale CIDA, Giorgio Rembado.
Sciopero 20 aprile 2004 – Roma, Teatro Eliseo
Relazione conclusiva del Presidente della Cida, Giorgio Rembado
Prima delle conclusioni, per completezza di quadro, mi preme fare qualche considerazione sulle scuole e sugli annosi e gravi problemi che le perseguitano e che riprenderò nel corso dei ragionamenti successivi.
Anche i dirigenti delle scuole sono privi di un contratto da oltre 2 anni; in più hanno l’obiettivo della perequazione agli altri dirigenti pubblici.
Anche nelle scuole ci sono dei professionisti, docenti senza carriera, privi persino dei passaggi automatici da un livello all’altro. Spesso nelle PP.AA ci sono piramidi rovesciate (tutti comandanti e nessun soldato semplice come ne ‘I ragazzi della Via Pal’); nella scuola, invece, esiste solo la linea retta: i docenti sono stati collocati tutti al 7° livello.
Inoltre, sono irrisi dalle OO.SS. generaliste che da ben 3 contratti promettono loro, e non mantengono, una definizione di carriera.
Anche nelle scuole ci sono, secondo le previsioni della Legge Frattini, i vicedirigenti ai quali, però, si toglie o si negano persino l’esonero e il semiesonero dal servizio, necessario per lo svolgimento della loro funzione (tanto sono considerati inutili da una amministrazione rimasta legata a schemi organizzativi ottocenteschi).
Soprattutto nelle scuole, luoghi da sempre abituati a valutare, a promuovere o a bocciare, si è fatta una battaglia antimeritocratica:
- sia per quanto riguarda il reclutamento dei docenti, continuamente affidato ad ope legis
- sia per il reclutamento dei dirigenti, concorso che manca da almeno 14 anni.
E poi si vuole sostenere che bisogna puntare sull’istruzione e sulla formazione quale principale investimento nell’interesse del Paese!
Siamo qui oggi a smascherare le tante ipocrisie che velano i contorni della realtà e per svelare lo iato tra le dichiarazioni ufficiali e le azioni concrete, per dare avvio a un nuovo corso nella rappresentanza dei dirigenti, dei quadri, delle alte professionalità: vere e uniche risorse delle PP.AA.
Ma veniamo alle ragioni dello sciopero, indetto all’interno del nuovo quadro unitario.
1. Vogliamo da subito i rinnovi dei contratti dei dirigenti: non ci sembra una richiesta straordinaria visto che siamo a due anni e mezzo dalla firma degli ultimi contratti. Manca ancora l’accordo quadro sulla definizione delle aree dirigenziali, ma non sono mancate nel frattempo le nostre proposte in proposito.
2. Lottiamo contro il principio dello spoil system che, in salsa amatriciana, si traduce in un ulteriore depotenziamento dei dirigenti e al loro assoggettamento ai politici. Emblematico a questo proposito è il continuo accorciamento della durata degli incarichi, che pone i dirigenti “sotto schiaffo” oramai ogni sei mesi. Si tratta di un processo a cascata che, a partire dai dirigenti generali, si riverbera fino ai dirigenti di seconda fascia, ai presidi e addirittura ai funzionari e, a macchia d’olio, si trasferisce dai dirigenti dello Stato a quelli degli Enti locali e della Sanità. Viene meno il principio costituzionale di imparzialità delle PP.AA. Nasce la figura del dirigente parafulmine che firma atti di gestione che non ha deciso, quindi diventa responsabile di decisione altrui, mentre chi decide, i politici, non sono responsabili delle loro decisioni.
3. Vogliamo che i dirigenti pubblici siano valutati sul livello delle loro competenze e per i risultati che sono in grado di ottenere e non per l’obbedienza o per la loro appartenenza politica. Siamo convinti che la valutazione costituisca il primo baluardo a tutela dell’autonomia dirigenziale. Si tratta di una procedura tecnica, il più possibile oggettiva, che, nel rispetto delle garanzie contrattuali, deve diventare uno strumento di tutela. Deve essere una procedura analitica e documentata, ma anche snella e sburocratizzata di garanzia nei confronti dello spoil system.
4. Vogliamo i contratti subito, ma i contratti non bastano: ci vuole un nuovo disegno dei confini tra contrattazione e legificazione, beninteso senza ritorno al regime pubblicistico; alla contrattazione va riservata la definizione delle retribuzioni; alla legislazione la definizione delle regole rispetto a:
a) un nuovo statuto del dirigente pubblico, tramite la revisione del Decreto legislativo 165 del 2001
b) declaratorie professionali dei funzionari e dei professionisti pubblici ( che definiscano status, reclutamento, ambiti di competenze e funzioni) nell’interesse generale. Da questo punto di vista, riteniamo del tutto inaccettabile la continua invasione di campo dei sindacati generalisti in materia di organizzazione degli uffici
c) l’introduzione della carriera e articolazione della funzione docente. A tal proposito nei prossimi giorni l’Anp presenterà una sua dettagliata proposta.
E’ necessario, inoltre, anche una profonda revisione del sistema di contrattazione, a cominciare dall’attribuzione a tutti i dirigenti della funzione di controparte . Oggi il datore di lavoro politico dovrebbe esprimere solo indirizzi generali e mettere a disposizione risorse finanziarie, mentre ai dirigenti dovrebbe essere riservata la gestione (ad esempio, delle incentivazioni) per contratto integrativo del personale. Invece, Governo e organi politici di vertice delle singole amministrazioni, tramite un rapporto di scambio con le OO.SS., gestiscono direttamente il personale.
La stessa Aran ha un rapporto collusivo con le vetero centrali sindacali. È necessario, invece, affermare la titolarità dei dirigenti nella gestione delle relazioni sindacali nell’ambito del potere di organizzazione e nel rispetto degli indirizzi generali e delle risorse finanziarie stabilite dai vertici politici.
Esempio sintomatico del sistema collusivo che connota le relazioni sindacali è il fallimento della “distinta di disciplina”, prevista, ma mai applicata alle alte professionalità e ai quadri, e l’avvio della vicedirigenza introdotta per legge (L.145/2002) ed incautamente affidata per la sua definizione alla disciplina pattizia: una autentica presa in giro, perché rinviata al 2006 (poi si vedrà) a causa del diritto di veto concesso alle OO.SS generaliste.
La nostra è una battaglia nuova: è la prima volta che viene proclamato uno sciopero generale di dirigenti, professionisti, quadri di tutti i settori pubblici. Abbiamo voluto cercare la massima unità intercategoriale ed intersindacale.
È anche una battaglia lunga, che non si concluderà con il rinnovo dei contratti, perché siamo interessati ad affermare una logica qualitativa versus una logica quantitativa; il riconoscimento dei meriti e la valutazione versus il semplice apprezzamento dell’anzianità.
Noi siamo favorevoli a riconoscere le differenze (in termini di articolazioni di funzioni e di differenziazioni retributive) contro l’appiattimento.
I nostri principali avversari sono oggi tre:
1) il Governo, pronto a cedere alle OO.SS. generaliste per acquisire consenso elettorale, e indifferente alla riqualificazione dei servizi pubblici;
2) l’ARAN che ha perso la sua funzione di controparte;
3) le OO.SS. generaliste che puntano ai grandi numeri e quindi a logiche di appiattimento retributivo e di disconoscimento del merito.
Ma dobbiamo impegnarci anche perché i dirigenti che rappresentiamo, in primo luogo coloro che hanno paura di esporsi o di contrapporsi ai sindacati generalisti, nuovi padroni del pubblico impiego, prendano coscienza delle loro condizioni. Perché da questa presa di coscienza parte la riqualificazione di status ed economica della dirigenza pubblica.
Si tratta, ne siamo consapevoli, di una operazione difficile perché le OO.SS. generaliste fingono di portare avanti le nostre battaglie (perequazione / spoil system); imitano, e imitano male, le nostre iniziative: vedi il convegno sulla valutazione dei dirigenti pubblici, da noi già tenuto lo scorso 31 marzo e da loro proposto – ma solo per i dirigenti scolastici – il prossimo 22 aprile; vedi lo sciopero generale da noi indetto per oggi per tutti i dirigenti, i quadri e le alte professionalità del pubblico impiego, mentre loro lo annunciano nella seconda metà di maggio, con una differenza sostanziale: il loro sciopero annega le dirigenze e le alte professionalità nella marea di tutte le qualifiche pubbliche, secondo la solita vecchia logica (appiattimento sui profili più bassi, aumenti retributivi a pioggia nei limiti delle cosiddette compatibilità). Da ultimo affermano il no allo spoil system ma negano anche ogni valutazione oggettiva, con obiettivi concordati e procedure certificate, dei dirigenti unico vero argine nei confronti della discrezionalità arbitraria del politico di turno.
Siamo, dunque, in una battaglia nuova, una battaglia difficile e con molti avversari.
E allora, che fare?
1) dobbiamo avere la consapevolezza che si tratta di una battaglia lunga, che parte dai contratti, ma che deve proseguire con leggi nuove
2) dobbiamo cercare una forte unità intercategoriale tra profili ad alta qualificazione professionale; favorire un blocco compatto e solidale tra quei soggetti che negli enti e nelle PP.AA. collaborano strettamente nell’agire quotidiano e comprendono che la nostra è una battaglia comune
3) dobbiamo cercare consensi tra OO.SS. similari (ad esempio, come oggi è avvenuto, con la Dirstat)
4) dobbiamo promuovere un’azione di sensibilizzazione nei confronti della pubblica opinione in appoggio alla qualificazione dei pubblici servizi: la qualità è una garanzia per i cittadini.
La nostra parola d’ordine deve essere UNITÀ, da declinare nelle 3 dimensioni:
1. tra dirigenti, professionisti e quadri
2. tra sigle sindacali compatibili
3. tra settori e categorie
Dobbiamo, infine, superare le vecchie divisioni che finora hanno fatto solo il gioco delle tante controparti.